Elezioni politiche 2013: le province italiane si schierano

Elezioni politiche 2013: le province italiane si schierano

Dunque dopo essersi difesi strenuamente dall’attacco della scure montiana, gli enti locali passano al contrattacco e trasformandosi quasi in una lobby finanziano spot radiofonici nei quali invitano gli elettori a votare chi programmerà il loro riavvio . Dando una rapida letta ai programmi è facile capire che questa sia una campagna rivolta proprio contro Monti che, nonostante la campagna elettorale, sull’argomento è rimasto della propria idea.

Da ieri, in radio, è possibile ascoltare due spot radiofonici commissionati dall’Unione province italiane, l’Upi, che avvertono il cittadino dell’importanza del contributo fornito dalle province nel recente periodo e quanto sia sbagliato ostacolarne l’azione da parte dello Stato che dovrebbe vedere in esse una risorsa. Il concetto, ovviamente, nello spot pubblicitario è un po’ più complesso di così, in osservanza delle migliori tecniche pubblicitarie, per non dire scaltro e allusivo.

“ Sapevate che i tagli nazionali ai bilanci delle province hanno ridotto del 66% gli investimenti locali? “, dice uno speaker che, subito dopo, chiede all’ascoltatore se sappia che le province avrebbero fondi per 2 miliardi , già pronti, da investire in scuole e strade ma che non possono essere impiegati perché il governo centrale non lo permette mediante i patti di stabilità.

Arriva poi una terza domanda , quella conclusiva e alla quale è destinato anche il maggior appeal “sapevate che permettendo alle province di pagare le imprese che hanno lavorato per loro, si eviterebbe il fallimento di migliaia di imprese e la perdita del posto di lavoro di decine di migliaia di lavoratori?”. E il claim che segue è piuttosto chiaro “ a chi si candida a guidare il nostro paese chiediamo di rilanciare lo sviluppo locale. Facciamo ripartire gli investimenti delle Province “ . L’idea è quella di far passare il messaggio secondo cui lo sviluppo locale si rilancia mediante le opere pubbliche.

Il secondo spot gioca , invece, sull’arretratezza degli edifici scolastici italiani , “ il 40% con oltre 100 anni” , sui quali le province , negli ultimi anni, hanno investito 9 miliardi senza attingere un centesimo dallo Stato e per i quali le medesime amministrazioni avrebbero già 2,55 miliardi garantiti per essere erogati . Difficile che tutti coloro che sono genitori restino indifferenti ad una promessa del genere, sembra che le province improvvisamente diventino le paladine dell’istruzione pubblica sicura.

La campagna elettorale è entrata nel vivo e anche le province sono scese in campo, i candidati premier sono avvisati.

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