Elezioni politiche 2013, programmi a confronto su tasse e crescita

Elezioni politiche 2013, programmi a confronto su tasse e crescita

Il centro di ricerca ha inoltrato alle direzioni dei principali partiti e forze politiche un questionario di venti domande, al fine di massimizzare la trasparenza della comunicazione e dei futuri piani di governo delle liste presenti alle elezioni politiche di domenica 24 e lunedì 25 febbraio 2013.

Non tutti, a quanto sembra hanno risposto: l’analisi elaborata dall’Oxford Economics si basa, infatti, sulle indicazioni rilasciate da Pdl, Pd, Con Monti per l’Italia e Fare per fermare il declino.

Cominciamo dal programma elettorale del Pd , che, comunque, non ha rilasciato dati precisi su come finanziare le misure. Secondo le elaborazioni, le proposte del partito di Bersani avrebbero un effetto pari allo +0,4% del Pil , con una crescita prevista nel 2014 dello 0,4% che, tra il 2016 e il 2018, incrementerebbe all’1,4%. Il reddito a disposizione dei nuclei famigliari, secondo quanto promette di realizzare il Partito democratico, salirebbe dell’1% in confronto all’esistente. Il deficit, in seguito, avrebbe una flessione del 2,2% già nel 2013, per poi stabilirsi all’1,1% nel 2018, mentre il debito passerebbe dal 126,4% del Pil attuale al 117,4% nel 2018.

Passiamo, dunque, al Pdl , che, in linea teorica, avrebbe il programma con il maggiore effetto sul Pil , che risente però di una forte incognita, ossia quella delle entrate necessarie a sostenere i progetti. Nel 2017, poi, le proposte del Popolo della libertà porterebbero la disoccupazione a scendere sotto il 10%. Il rimborso dell’Imu non consentirà, però, di limitare la conseguenza negativa che gli studiosi della Oxford Economics ravvisano nel programma di Berlusconi, cioè il rischio che, a partire dal 2017, il deficit torni a salire oltre il 3% del Pil. Una combinazione che, con il mantenimento del fiscal Compact europeo, dove il pdl intenderebbe rimanere, potrebbe indurre il partito a rivedere i suoi piani.

Meno accentuata è invece, la crescita stimata del Pil secondo le priorità dell’agenda Monti, soprattutto nell’anno in corso e nel 2014. Rispetto alle politiche messe in atto dallo stesso Monti con le ultime manovre, l’economia trarrebbe solo nel 2018 un beneficio dello 0,8% in aggiunta a quanto già in essere. in aumento, però, il reddito a disposizione delle famiglie, anche se l’inflazione scenderebbe meno rispetto ai programmi concorrenti in virtù della conferma all’aumento dell’Iva di un punto percentuale. Deficit sotto l’1,5 del Pil nel 2018 e debito al 112,1%, sempre nello stesso anno.

E veniamo al programma della lista Fare per fermare il declino, che a parere degli oxfordiani porterebbe, in simultanea, a una salita del Prodotto interno lordo e a una diminuzione del tasso di disoccupazione , che scenderebbe entro il 10% nel 2018. Da sottolineare, secondo i dati forniti, come il taglio delle imposte previsto da Fare abbia un impatto più forte rispetto agli avversari diretti. Però, lo scotto è un deficit più alto che altrove (oltre 1,5%).

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