Si tratta di un cambiamento epocale, che arriva a pochi mesi dalla conversione in legge del ddl Delrio , la riforma contestata che ha abolito le province come organo elettivo, lasciandole, però, in vita per le altre funzioni.
Mentre, infatti, il processo di migrazione delle responsabilità amministrative dell’ente provinciale è ancora indietro e dovrebbe concludersi non prima di fine anno, la riforma entra ora nella fase due, che vede le assemblee provinciali elette da sindaci e consiglieri comunali del territorio su cui la giurisdizione dell’ente continua ad avere effetto.
Ai blocchi di partenza
A rompere gli indugi sono state Bergamo, Lodi, Foggia, Taranto e Vibo Valentia, che ieri hanno rinnovato gli incarichi. Oggi, quindi, tocca a Ferrara: obiettivo, è quello di chiudere le elezioni entro il 12 ottobre, cioè tra meno di due settimane, data entro cui saranno rinnovati i consigli di ben 64 province. Si tratta in gran parte delle amministrazioni che hanno saltato la tornata di maggio, in contemporanea alle europee e comunali: per la prima volta, infatti, le elezioni alle Province non hanno eletto un nuovo consiglio: saranno gli stessi eletti a doverci pensare, in questi giorni.
Si tratta dell’aspetto della riforma che ha attirato più polemiche : se da una parte il governo ha difeso la novità, ricordando i risparmi che derivano da centinaia di eletti in meno che svolgono il mandato senza percepire alcuna indennità, i critici rispondo che i veri sprechi siano rimasti immuni dalla nuova legge.
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