La coscienza è davvero ciò che ci distingue dagli altri esseri viventi? È riducibile a processi biochimici? Se sì, che ruolo hanno in tali processi il dolore e l’amore, i sogni e la gioia? Sono alcune delle eterne domande su cui si consumano filosofi e scienziati a partire da Cartesio. Nel suo volume Coscienza , ormai considerato un classico e ripubblicato di recente in Italia da Raffaello Cortina Editore, Daniel C. Dennett ha sostenuto che le teorie sulla coscienza sono tutte errate, anche se la loro semplicità intuitiva ci spinge a crederle vere. Teorie ribadite nel webinar proposto da Synapsis, in cui il filosofo della mente americano, oggi ottuagenario, dialoga con Benedetta Giovagnola, docente di filosofa morale presso l’Università di Macerata. È vero invece, sostiene Dennett, che non c’è traccia nel nostro cervello di un “autore centrale”, produttore di un unico e definitivo flusso di coscienza. La nostra mente non funziona come una dittatura o una monarchia, bensì come una democrazia molto sofisticata. Secondo le sue parole: «Spiego i vari fenomeni che compongono ciò che chiamiamo coscienza, mostrando come essi siano tutti degli effetti fisici delle attività del cervello. Propongo analogie, esperimenti di pensiero e altri espedienti per rompere vecchi abiti di pensiero e aiutare a organizzare i fatti in un’unica visione, coerente, sorprendentemente diversa dal tradizionale punto di vista sulla coscienza».
Dialogo tra David C. Dennett e Benedetta Giovanola
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Questionario online con domande a risposta multipla a doppia randomizzazione. Il questionario si intende superato al raggiungimento del 75% di risposte corrette. In caso di fallimento è possibile ripeterlo fino a 5 volte, previa nuova fruizione dei contenuti del corso.
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