Il ciclo Malattia mentale propone un percorso letterario che attraversa tutto il Novecento, esplorando il tema della sofferenza psichica attraverso l'analisi delle opere di autori e autrici che hanno trasformato la propria condizione personale in materia viva di scrittura: da Virginia Woolf , che rivendica la malattia come esperienza capace di aprire forme più profonde di percezione di sè e della realtà, a Giuseppe Berto , che trasforma il "male oscuro" in un'autoanalisi collettiva; dalle visioni di Alejandra Pizarnik e Sylvia Plath , sospese tra il demone della perfezione e il desiderio di assoluto, fino alla testimonianza di Janet Frame , salvata dalla letteratura un istante prima della lobotomia. Attraverso queste voci, che hanno attraversato un'epoca di sconvolgimenti epocali, la malattia mentale viene letta oltre la sola prospettiva clinica e calata nella sua dimensione umana, simbolica e culturale, mettendo in luce il ruolo del linguaggio e della scrittura non come semplice testimonianza del disagio, ma come spazio privilegiato in cui la fragilità dell’io, la crisi dell’identità e il rapporto tra normalità e follia trovano espressione e senso.
Liliana Rampello affronta il rapporto tra malattia mentale e creazione letteraria nell’opera di Virginia Woolf (1882-1941), mettendo in luce come la follia non rappresenti una frattura distruttiva dell’io, ma una dimensione intima e strutturante della scrittura. Dal saggi Dell'essere malati (1930) al romanzo La signora Dalloway (1924), la lezione restituisce un ritratto complesso di Virginia Woolf: non una vittima della sua malattia, ma un'autrice energica e interamente dedita al suo lavoro, che ha fatto della letteratura un luogo per interrogare il reale e aprire spazi di conoscenza inaccessibili alla sola razionalità. La creazione letteraria diventa così il luogo in cui il dolore psichico non viene ridotto a caso clinico, ma restituito nella sua complessità esistenziale, rivelando la continuità profonda tra fragilità, sensibilità e forma artistica.
Andrea Pomella affronta Il male oscuro di Giuseppe Berto (1914-1978), romanzo che offre uno sguardo radicale sulla sofferenza psichica come esperienza individuale e collettiva nell’Italia del secondo dopoguerra. Attraverso una scrittura fortemente introspettiva e innovativa, Il male oscuro porta nel dibattito pubblico temi fino ad allora relegati alla sfera privata, come l’ansia, il fallimento e il disagio mentale. La lezione analizza la malattia come nodo identitario e come lente per leggere il rapporto tra individuo, famiglia e società, mostrando come la scrittura stessa diventi strumento di autoanalisi, resistenza e possibile trasformazione del dolore.
La lezione di Mattia Mossali su Sylvia Plath (1932-1963) affronta il tema della malattia mentale come conflitto tra desiderio di perfezione, sofferenza psichica e ricerca di senso. Attraverso l'analisi di poesie, lettere e diari, emerge una soggettività segnata dall’alternanza tra controllo e abbandono, tra volontà di vita e attrazione per il nulla. La scrittura diventa il luogo in cui la depressione e il dolore vengono trasformati in linguaggio, fino a toccare i limiti estremi dell’esperienza. Una produzione letteraria profondamente connessa con la dimensione di lotta tra la sfera interiore e le aspettative imposte dal contesto sociale e affettivo.
Giorgia Antonelli esplora la figura di Alejandra Pizarnik (1936-1972), mettendo in luce la dimensione di estraneità radicale rispetto ai codici sociali e linguistici dominanti. Attraverso diari, poesie e lettere, emerge una soggettività fragile e inquieta, una vita segnata da un'estrema precarietà lavorativa e personale, in cui la scrittura resta un esercizio estremo di conoscenza di sé e del proprio limite. La lezione indaga il legame tra insonnia, desiderio, corpo e parola poetica, mostrando come la follia diventi per Pizarnik uno spazio di tensione creativa, in cui la ricerca dell’identità si intreccia costantemente con l’attrazione per il silenzio e per la morte.
Greta Perletti analizza l'opera di Janet Frame (1924-2004) per riflettere sulla malattia mentale come costruzione culturale e come esperienza di esclusione, senza mai ridurla a una diagnosi. Attraverso il racconto autobiografico e la finzione narrativa, Frame trasforma l’esperienza dell’internamento psichiatrico in una profonda meditazione su identità, linguaggio e creatività. La lezione analizza la scrittura come spazio di resistenza al potere medicalizzante e come via di ricomposizione dell’io, restituendo alla malattia mentale una dimensione umana, simbolica e conoscitiva che sfugge a ogni semplificazione
Virginia Woolf – Liliana Rampello
Il male oscuro di Berto – Andrea Pomella
Silvia Plath – Mattia Mossali
Alejandra Pizarnik – Giorgia Antonelli
Janet Frame – Greta Perletti
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