Al Festival Mediterraneo dei ragazzi e delle ragazze, un racconto sulla vita, le peripezie e i miracoli del più grande genio dell’umanità, per riflettere sull’incredibile capacità umana di superare i limiti che la natura sembra imporci. Una storia ambientata in un luogo senza tempo, fra il vociare delle comari di paese, il profumo del mare e il canto ammaliante delle sirene.
Entra così nel vivo Primavera Medfest, la VI edizione del Festival Mediterraneo dei Ragazzi e delle Ragazze promosso da SpazioTeatro con la direzione artistica di Gaetano Tramontana, che dal 15 aprile, e fino al 7 maggio, sta animando la città di Reggio Calabria con incontri, laboratori, mostre e spettacoli dedicati al pubblico più giovane, ma in grado di coinvolgere ed emozionare spettatori di tutte le età.
«Siamo molto soddisfatti della partenza di questa edizione di MedFest , il Festival Mediterraneo – ha commentato il direttore artistico Gaetano Tramontana –. Il pubblico ha accolto con grande partecipazione le nostre proposte, a testimonianza dell’importante lavoro che da diversi anni portiamo avanti. Dopo i primi appuntamenti dedicati alla letteratura e all’ascolto, l’inaugurazione della mostra di Federico Pugliese, e i numerosi momenti dedicati alla formazione, entriamo nel vivo della programmazione dedicata al teatro, con spettacoli che vedranno protagoniste la curiosità, l’inquieta tensione dell’uomo verso la scoperta, il fascino del racconto e i piccoli tabù della vita quotidiana».
Il 28 aprile, alle 18.30 all’Auditorium De Gasperi, la Compagnia del Sole arriva al Festival Mediterraneo e presenta “Il codice del volo”. Uno spettacolo scritto, diretto e interpretato da Flavio Albanese che racconta la storia, l’umanità e soprattutto il modo di pensare di un genio poliedrico e originalissimo che è il simbolo del nostro Rinascimento, Leonardo Da Vinci. A spiegare perché Leonardo voleva volare ci sarà Zoroastro, il suo allievo, assistente e amico fedele Tommaso Masini, nonché colui che ha sperimentato una delle più ardite invenzioni del Maestro: la “macchina per volare”.
Atteso il ritorno al Festival Mediterraneo il 29 aprile della Compagnia Burambò, alle 19:00 al Parco Griso-Laboccetta (ingresso Via Aschenez) con “Una storia che non sta né in cielo né in terra” in cui Daria Paoletta , autrice e interprete, ricrea suggestioni di un paese pugliese attraverso mezzi semplici e diretti, quali la voce, il corpo e oggetti. Le sue parole condurranno i giovani spettatori in una realtà immaginaria tra anziane comari, due giovani che non sanno se aderire alla volontà degli altri o alla propria, e le sirene, ammalianti e ambigue, che concedono al racconto il fascino delle figure del mito.
Raccontare una storia è un’arte antica tra le più affascinanti. Le parole del narratore seducono lo spettatore che si lascia trasportare in una realtà immaginaria. E’ un paese di mare della Puglia a prendere vita, ai tempi in cui le donne usavano avvolgere il capo nello scialle.
Eppure, non sono lontani i vicoli del paese dove risuonano forti le voci delle comari; Marionna e Cataldo sono i giovani che non sanno se aderire alla volontà degli altri o alla propria; eterna è la lotta della vita che cerca di prevalere sulla morte e l’amore rimane l’unico a trionfare. L’attrice Daria Paoletta, in scena utilizzerà mezzi semplici e diretti, quali la voce, il corpo, oggetti per creare suggestioni e ambientazioni.
Il 6 maggio al Museo Archeologico di Locri SpazioTeatro per il Festival del Mediterraneo presenta “La ragazza con l’arco” di Anna Calarco , con Adriana Cuzzocrea e Gaetano Tramontana e le sonorizzazioni dal vivo a cura di Yosonu. Un lavoro che nasce da una rivisitazione del mito di Atalanta di Gianni Rodari e che indaga temi attuali come l’emancipazione femminile e la parità di genere.
Ultimo appuntamento in cartellone per il Festival mediterraneo il 7 maggio nella Sala SpazioTeatro con il debutto di “Piccole paure per tutte le età”, l’ultima produzione di SpazioTeatro con Gaetano Tramontana . Tre storie per immergersi con dolcezza in piccoli tabù della vita quotidiana, che toccano non solo i piccoli – che li ammettono – ma anche i grandi – che non li ammettono più.
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