Benji e Fede travolti dalle critiche, antipatici al firmacopie. Ma è una trappola anche per loro: impossibile dire di no ai fan

Benji e Fede travolti dalle critiche, antipatici al firmacopie. Ma è una trappola anche per loro: impossibile dire di no ai fan

Durante una tappa del firmacopie per il sesto album di Benji e Fede , iniziato il 18 settembre, una fan chiede prima il permesso e poi un abbraccio . Benji tentenna e si china con un fastidio evidente; Fede la lascia in attesa per diversi secondi prima di concederle una stretta rapida. Foto di rito, la ragazza se ne va, il video comincia a girare. La sentenza arriva prima di qualunque riflessione: gelidi.

Fermiamoci qui, perché tutto il problema sta in questo punto. Nessuno ha invaso niente. La ragazza ha chiesto con garbo e ha ottenuto quello che chiedeva. Eppure l’ indignazione è arrivata lo stesso, ed è enorme. Significa che la colpa contestata non è il gesto ma il volto, la loro reazione. Il fan contemporaneo non pretende più soltanto il corpo degli artisti perché il consenso non basta più. Serve l’entusiasmo.

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Per capire da dove arriva questa pretesa bisogna guardare il conto che i fan ritengono aperto. Nel 2015 il duo spiegava di fare tutto per i fan perché a loro doveva tutto. Frase generosa, quasi commovente, e anche veritiera: la loro carriera è decollata dal passaparola di chi li seguiva fin dagli esordi, un tam tam che spinse una radio a contattarli e portò un talent scout della Warner a notarli. Il debito esiste. Ma la riconoscenza è una cosa e l’ipoteca sul corpo un’altra. La gratitudine si esprime e non si riscuote di certo a rate.

Poi c’è il rito di passaggio. Il firmacopie è una delle transazioni più curiose della musica: compri un disco che quasi nessuno ascolterà su supporto fisico e in cambio ottieni tre secondi di prossimità. Il cd è il biglietto d’ingresso, il prodotto vero è l’artista, il suo sguardo, la sua mano sulla tua spalla. Se la merce è il contatto, un abbraccio tiepido diventa un difetto di fabbricazione, e il cliente chiede il reso. Chi organizza questi incontri vende l’intimità al metro e quindi non può stupirsi se qualcuno la pretende al peso.

Lo stesso pubblico che esige il sorriso riconosce il "no" dell’artista solo quando è spettacolare. Una fan ha toccato Blanco nelle parti intime mentre cantava tra la folla, e l’episodio è stato raccontato per ciò che era: una molestia . Giustissimo. Ma è un no che viene ascoltato solo quando la violazione è plateale. Il no quotidiano, minuscolo, magari con una schiena rigida e mezzo sorriso, non vale niente: quello è "antipatia", "si è montato la testa". Alessandra Amoroso è finita al centro delle polemiche per non aver firmato un autografo, e ha dovuto spiegare pubblicamente perché.

Il rapporto, va detto, non è a senso unico. Nel novembre 2024, al Forum di Assago, Federico Rossi ha sputato dell’acqua sui fan sotto il palco, e chi ha trovato il gesto una cafonata aveva ragione. Il pubblico ha un corpo, e quel corpo non è un accessorio di scena. Ma il punto è la simmetria che manca: il corpo di chi sta sotto il palco è inviolabile, quello di chi sta sopra è un bene comune.

Alla fine però è tutta una questione di principio. La libertà di dire no ha una caratteristica scomoda: esiste solo se rifiutare non costa troppo. Un no che va giustificato, come quello di Amoroso, è una richiesta di permesso al contrario. Un no che fa perdere il pubblico , e con il pubblico il lavoro, è un lusso che pochi possono permettersi. Ed è qui che l’artista, apparentemente il più potente quando sta sul palco, diventa il più ricattabile quando sta seduto a quel tavolo: sono i fan a permettergli di continuare a vivere della propria musica.

Guardiamo la trappola in cui si sono trovati Benji e Fede. Se avessero rifiutato l’abbraccio, sarebbero stati arroganti. Hanno accettato senza calore e sono stati gelidi. L’unica risposta ammessa era la felicità e la partecipazione al momento. Ma un sì che può essere soltanto entusiasta non è un sì libero, è una prestazione, e un no punito quanto un sì tiepido non è una scelta. Chi non può dire no, quando dice sì, non sta acconsentendo ma sta pagando.

Il fan, dal canto suo, è libero di chiedere. Questa ragazza lo ha fatto benissimo ed è giusto dirlo. È libero di restare deluso, di raccontarlo, di criticare. Non è libero di pretendere . Il confine è drammaticamente logico: una richiesta è tale solo se il no è una risposta possibile. Se il rifiuto è una colpa, non era una richiesta.

Questa strada è nota alla musica da molto prima dei social. Every Breath You Take è stata ballata per decenni ai matrimoni come una serenata, mentre Sting ha ripetuto più volte che è una canzone sinistra, sulla sorveglianza e sul possesso: la promessa d’amore che è in realtà un pedinamento. I Måneskin hanno intitolato un brano a Mark Chapman , l’uomo che uccise John Lennon, il fan definitivo, quello per cui l’amore verso un corpo si converte nel diritto di disporne. Non sto mettendo un abbraccio freddo e un omicidio sulla stessa scala. Dico che la base di partenza è identica: io ti ho amato, dunque mi appartieni. Cambia solo il grado.

Senza giri di parole: la libertà dei fan finisce dove comincia il diritto dell’artista di essere, nel proprio lavoro, anche freddo, stanco, distratto. Non perché sia una figura sacra. Benji e Fede fanno un mestiere che prevede l’affetto come componente, e mostrare fastidio davanti a chi ti chiede un abbraccio con educazione è, onestamente, uno scivolone professionale. Merita una smorfia, non di certo un processo. Il problema non è che il fan giudichi, ma che consideri quel giudizio un diritto acquisito, una clausola dell’acquisto .

Volendo essere coerenti, il firmacopie del futuro dovrebbe stampare il listino: firma, foto, stretta di mano. Abbraccio: a discrezione dell’artista. Sarebbe brutto, burocratico e finalmente onesto. Perché il malinteso deriva dal fatto che abbiamo trasformato l’affetto in un servizio e ora ci lamentiamo della qualità del servizio.

Facciamoci la solita domanda finale. Se un abbraccio concesso ma senza calore viene vissuto come un torto, che cosa resta del diritto di dire no? E chi stava davvero chiedendo, in quella fila: un abbraccio a due artisti in carne e ossa, o la prova che l’idea di loro ricambia?

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