Damiano e Dove: "Vogliamo la vita umile", Ma il prezzo del sì è da infarto. Le cifre folli di un matrimonio tutt'altro che bucolico

Damiano e Dove: "Vogliamo la vita umile", Ma il prezzo del sì è da infarto. Le cifre folli di un matrimonio tutt'altro che bucolico

Prendete il rock duro e puro, quello che doveva scalzare il pop dal trono mondiale a colpi di sudore e provocazioni, e infilatelo in un estrattore di succo biologico di ultima generazione. Quello che ne esce non è un nuovo singolo spacca-classifiche, ma il ritratto perfetto della rivoluzione borghese di Damiano David e della sua dolce metà d’oltreoceano, Dove Cameron . Finita l’epoca del frontman "fuori di testa, ma diverso da loro". Oggi la vera diversità si misura in ettari di vigne di Brunello e tariffe alberghiere che farebbero sbiancare persino un banchiere di Wall Street. I nostri due eroi vendono al volgo la mistica del ritorno alla terra, della spesa al discount sotto casa e dell’amore acqua e sapone, tenendo però la carta di credito Gold ben stretta tra i denti. Nelle interviste patinate (concesse a Vogue ) ci spiegano che la massima beatitudine risiede nelle piccole sfighe quotidiane, ma poi, quando c’è da mettere l’anello al dito , si barricano dietro una logistica d’acciaio degna della Casa Bianca. Un cortocircuito totale tra le parole spese sui divani dei talk show e i quattrini sborsati per blindarsi al riparo dagli occhi della plebe.

Il primo esilarante schiaffo geografico del novello sposino ribalta decenni di letteratura sull’emigrazione. Una volta l’italiano andava in America con la valigia di cartone a cercare fortuna e il sogno americano. Damiano invece no: lui a Los Angeles ci va per fare il pensionato d’assalto. Giura che la California è la sua Canicattì privata, l’unico posto al mondo dove può finalmente coronare il sogno proletario di andare al supermercato in ciabatte di gomma senza che nessuno gli rompa le scatole. Lì, tra una villa da Oscar e l’altra, si chiude in cucina con la ex lolita Disney a studiare i manuali d’istruzione degli elettrodomestici da cucina. Al contrario, la divetta americana cresciuta a pane e serie tv per ragazzini, e folgorata sulla via di Damiano , si innamora perdutamente dell’Italia verace. Canta l’amore rurale nel suo nuovo singolo, When in Rome , gira videoclip musicali tra i vicoli storici e i gatti randagi del borgo di Capena, scimmiottando una spontaneità da finta popolana che fa impazzire gli algoritmi dei social. Un incrocio perfetto di proiezioni culturali distorte: l’ italiano gioca a fare l’americano e l’americana gioca a fare la Sora Lella della Garbatella .

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Poi arriva il momento di passare dalle parole ai fatti, ed è qui che la favola della semplicità si schianta contro la realtà a cinque stelle. Se la felicità è davvero fare i bagagli in corridoio spettinati, struccati e con la maglietta oversize, non si capisce perché per il sì civile a Montalcino si debba blindare un’intera piazza storica con un apparato di sicurezza che manco al G7. Le pubblicazioni depositate a Roma a luglio, dopo mesi di depistaggi degni dei servizi segreti tra Puglia e Sicilia, erano solo l’antipasto. Questo pomeriggio, 24 settembre, i due sono attesi nella sala consiliare dell’antico Palazzo Comunale, davanti al sindaco Silvio Franceschelli, per la firma istituzionale. La stessa identica cornice scelta quattro anni fa da Paola Turci e Francesca Pascale. Ma il vero capolavoro del minimalismo nababbo va in scena (per tutto il weekend?) al Rosewood Castiglion del Bosco , l’ex borgo medievale che la dinastia Ferragamo ha trasformato nel parco giochi dei miliardari. Duemila ettari di isolamento totale (per garantire il blackout dei paparazzi) dove una suite base ti costa quattromila euro e per una villa privata si viaggia sui quindicimila euro a notte. La terra è bellissima, sì, ma solo se costa una fortuna assoluta. I due apostoli della vita semplice si barricano nello stesso identico eremo dorato che ha ospitato le vacanze di Barack Obama e i compleanni di Paul McCartney. Altro che i piatti da lavare a mano e il bucato in cortile sbandierati da Jimmy Fallon.

In questo buffet dorato che mescola una schiera di divi di Hollywood con il centinaio di cugini romani della dinastia David, tutti rigorosamente impacchettati negli abiti d’alta moda Valentino, si alza pure il calice dei vecchi amici aziendali. Per quasi tre anni i quattro Måneskin hanno giocato a fare i separati in casa. Victoria a fare la dj techno nei club di Ibiza, Damiano a fare il crooner d’esportazione a Los Angeles e gli altri due persi nei propri progetti personali. Si sono evitati con cura scientifica finché hanno potuto, alimentando le voci di un gelo ormai insanabile. Ma il mercato discografico ha il tempismo di un esattore delle tasse. Le nozze toscane cadono nella stessa settimana in cui si scoprono i primi regolamenti del Sanremo 2027 . E l’uomo chiave di tutta l’operazione è seduto tra gli invitati: Fabrizio Ferraguzzo , il deus ex machina che ha preso in mano le redini musicali del Festival al fianco del reuccio dei pacchi ( De Martino ha già lanciato l’esca dichiarando che per la band le porte dell’Ariston sono spalancate), è il loro "secondo papà" che dalla strada li ha portati sul tetto del mondo. Quando la ditta chiama, i figli devono timbrare il cartellino, pure se c’è la torta nuziale di mezzo. Ma se la quiete è diventata la merce più cara sul mercato, l’augurio agli sposini d’oro è che Castiglion del Bosco mantenga le promesse, e si riveli la capanna di cui hanno bisogno per respirare ciò che frega pure il fatturato: il loro sentimento.

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