Durante la campagna elettorale la Lega di Salvini ha più volte proposto l’abolizione della Legge Fornero, poi messa da parte in favore del ritorno della quota 100 e quota 41 per tutti.
Cosa succederebbe se venisse abolita la Riforma della pensioni del 2011? Cambierebbe l’età per accedere alla pensione di vecchiaia e si ritornerebbe alle vecchie quote con le differenze tra lavoratori dipendenti e autonomi e tra lavoratori pubblici e privati.
Per i lavoratori dipendenti fino al 2018 si potrebbe accedere a:
Per i lavoratori autonomi lo scenario per il 2018 potrebbe essere:
Attualmente questi requisiti sono validi per i lavoratori esodati.
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La Ragioneria dello stato ha previsto il valore dell’eliminazione della Legge Fornero, ovvero 350 miliardi di euro da qui fino al 2060 . Un buco che si farebbe sentire maggiormente tra il 2020 e il 2030 con un sacrificio di un punto di Pil ogni anno, circa 17 miliardi di euro, con un massimo di 1,4 punti (23,8 miliardi di euro) tra 2 anni.
La pensione quota 100 consiste nella possibilità di uscire dal lavoro quando la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore è almeno pari a 100 e, prima dell’entrata in vigore della Legge Fornero, era applicata per le pensioni di anzianità. Ad oggi la quota 100 si applica alle pensioni di anzianità per gli addetti ai lavori usuranti, i beneficiari delle salvaguardie e del salvacondotto per i nati sino al 1952.
La pensione quota 41 prevede la possibilità di pensionarsi con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età e attualmente è applicata solo per i lavoratori precoci che hanno almeno 12 mesi di contributi accreditati prima del 19° anno di età e iscritti alla previdenza obbligatoria prima del 1996 e far parte ad una delle categorie:
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Durante la campagna elettorale è stata proposta dai candidati anche la proroga dell’opzione donna, accessibile al momento per:
La proroga permetterebbe di accedere alla pensione tutte le lavoratrici con un minimo di 57 anni e 7 mesi (o 58 anni e 7 mesi) di età e 35 anni di contributi.
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