Molti consumatori lamentano di aver subito o di subire usura da parte delle banche ma occorre chiedersi qual è il momento preciso nel quale è possibile affermare che è in atto la condotta illecita?
La Cassazione Penale con recente pronuncia (Cass. Pen. sez. II, sentenza 17/11/2015 n° 45642) ha ritenuto che l’usura scatta alla contabilizzazione degli interessi .
La Corte di Cassazione pone l’accento sul fatto che sebbene il reato di usura possa ritenersi consumato già con la sola pattuizione tra banca e cliente dell’interesse oltre soglia, affinchè si configuri, concretamente, il profitto illecito è necessario il conseguimento di un introito da parte dell’istituto bancario : “ in tema di usura, il profitto confiscabile, ex art. 644 c.p. , coincide con gli interessi usurari concretamente corrisposti …” (Cass. Sez. 6 sent. n. 45090 del 02/10/2014).
Il punto però più interessante e, si potrebbe dire, innovativo della citata pronuncia è il ricomprendere nel concetto di “interessi usurari concretamente corrisposti” anche quelli erogati mediante l’emissione di titoli di credito , indipendentemente dall’ effettivo utilizzo di tali titoli.
Tali documenti, infatti, per la loro autonomia rispetto ai diritti incorporati, possono essere comunque oggetto di misura ablatoria.
Accade, quindi, che la banca è in condizione di disporre delle somme che confluiscono sul conto corrente del cliente – anche per mezzo di eventuali titoli di credito – riducendo, in tal modo, il proprio credito nei confronti del cliente medesimo .
Avvocato specializzato in Diritto civile e Diritto dei consumatori. Si occupa di Consulenza e orientamento in tema di mediazione familiare presso lo Sportello multidisciplinare d’ascolto, aiuto psicologico e consulenza per la famiglia patrocinato dall’ AMI (Associazion… Continua a leggere
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