Voluntary disclosure 2017: cosa rischia il contribuente?

Voluntary disclosure 2017: cosa rischia il contribuente?

La voluntary disclosure è l’opportunità di regolarizzazione che il Fisco dà ai contribuenti che hanno sottratto all’imposizione fiscale i propri redditi, trasferendoli in paradisi fiscali o all’estero.

Tramite un’ iniziativa volontaria , infatti, il contribuente può redimersi facendo emergere i patrimoni in questione: su questi pagherà le tasse dovute , ma non le sanzioni . Inoltre, si sottrarrà in questo modo alla responsabilità penale per gli illeciti compiuti (ciò non vale per le frodi fiscali gravi ), sempre che “emerga” prima che sia iniziato nei suoi confronti un accertamento da parte del Fisco.

Si può evitare il pagamento delle tasse solo se sono trascorsi i 5 anni utili alla prescrizione , 10 nel caso in cui siano stati commessi reati tributari o se i Paesi in cui i redditi furono trasferiti rientrano nella c.d. Black list (lista inclusa nel Dm 4/05/1999 o 21/11/2001).

La voluntary disclosure riguarda anche i patrimoni non dichiarati presenti sul territorio italiano , ad esempio tramite strutture “ interposte ” o “ estero vestite ”. In particolare può riguardare: conti correnti, polizze assicurative, trust, fondi comuni, deposito di metalli preziosi, partecipazioni, beni immobili, beni mobili registrati (per esempio natanti).

Tuttavia, il successo della nuova Voluntary Disclosure 2.0 ( l.255/2016 ) sembra essere ostacolato da alcune problematiche.

Prima fra tutte è l’attuale assenza di un canale dedicato all’interno dell’Agenzia delle Entrate, che rende impossibile ad oggi l’invio delle comunicazioni di emersione.

In secondo luogo, la procedura di emersione non appare ancora del tutto conveniente ai contribuenti irregolari: infatti, essendo rimessa a ciascuno di loro la liquidazione delle imposte dovute, inclusive di sanzioni e maggiorazioni eventuali, non è remoto il rischio di errore di calcolo , con la conseguente richiesta di rettifica da parte del Fisco: ciò costerebbe la sanzione del 3% sul capitale .

SPECIALE VOLUNTARY DISCLOSURE: COSA SAPERE

Per ciò che concerne, invece, il c.d. “nero” nazionale , sembrano del tutto stringenti gli oneri che incombono sul contribuente che decida di uscire allo scoperto: egli è infatti tenuto a garantire la provenienza fiscale dei propri beni, rilasciando una “ dichiarazione relativa all’origine dei contanti e dei valori al portatore ”.

Tra la fine del 2014 e l’inizio 2015 sono tre i passaggi fondamentali avvenuti relativamente al rientro dei capitali non dichiarati in Italia: 1. Voluntary Disclosure 2. Trattato Italia Svizzera sulla trasparenza fiscale 3. Sganciamento del franco svizzero dall’euro.La Legge sulla Voluntary Disclosure comporta il pagamento di sanzioni più salate per i capitali che rientrano dai paradisi fiscali, mentre concede un maggiore sconto ai cosiddetti paesi “white list”: con il supporto di brevi esempi pratici, questo nuovissimo ebook esplica in modo operativo il funzionamento della disciplina, guida il contribuente nella sanatoria dell’evasione, definisce quanto e come si paga.Pratico e d’immediata interpretazione, l’ebook analizza i reati di riciclaggio e di autoriciclaggio e riporta in appendice la normativa di riferimento.

Barbara Weisz | 2015 Maggioli Editore

Inoltre, sarà tenuto ad esibire dinanzi ad un notaio il luogo in cui ha custodito segretamente l’ammontare del patrimonio non dichiarato, e dovrà aprire un conto dedicato a garanzia del debito erariale . Per regolarizzare il debito, si distribuirà la somma emersa sulle ultime cinque dichiarazioni dei redditi.

Volenti o nolenti, prima o poi, i “contribuenti irregolari” saranno costretti ad emergere: ciò non solo in vista dello scambio di informazioni internazionale previsto per il 2018 , ma anche in quanto è sempre più probabile che il Fisco venga a conoscenza dei patrimoni all’estero, anche grazie alla collaborazione degli istituti bancari italiani e stranieri .

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