Elezioni Politiche 2013, voto all'estero: poche garanzie sulla segretezza

Elezioni Politiche 2013, voto all'estero: poche garanzie sulla segretezza

L’ allargamento della cittadinanza italiana , innanzitutto, in seguito alla riforma apportata nel 1992 , pare aver raggiunto dimensioni esorbitanti : i connazionali le cui residenze si contano fuori dallo Stato oggi, in termini giuridici, ammontano a 4 milioni e 300 mila . Il numero, in realtà, non riflette l’entità vera della connazionalità , essendo la cittadinanza italiana estesa non solo a chi è nato fuori dalla penisola , a chi non vi ha mai messo piede e non parla l’italiano , ma anche a chi è figlio di genitori stranieri . Resta, pertanto, ancora un’incognita la perdurante e sussistente polemica sulla concessione della stessa cittadinanza a coloro che nascono e correntemente vivono nel nostro Paese, pur nascendo da genitori immigrati.

La percentuale residua dei votanti all’estero risulta, inoltre, alquanto ristretta : ecco svelato un altro incentivo alle diatribe. I seggi aggiudicati rispecchiano un formato stabile, dodici deputati e sei senatori , a prescindere tanto dal numero dei residenti quanto da quello dei votanti . Il voto all’estero , nondimeno, proviene da meno dei due quinti degli aventi diritto , marcando un netto disinteresse verso “la responsabilità elettiva” da parte degli elettori esterni, o meglio evidenziando un netto sovraccarico delle iscrizioni presso le liste di cittadini, in realtà, completamente disinteressati al voto.

Un modo facile e indolore per evitare liste elettorali “gonfiate” rispetto agli effettivi votanti sarebbe quello di ammettere l’iscrizione soltanto di quei soggetti che ne abbiano fatto richiesta perché, appunto, intenzionati a votare. Anche il sistema di voto per corrispondenza , pur essendo diffuso in molte nazioni, ha acceso da noi diverse perplessità. Ogni meccanismo elettivo per corrispondenza non è in grado di dimostrare la garanzia della segretezza del voto . Il nostro dettato costituzionale (art. 48) , tuttavia, sancisce nero su bianco come l’imprescindibilità del voto si debba basare su caratteristiche chiare, quali personalità, libertà ed appunto segretezza .

La proposta correttiva più diffusa a un sistema di voto per via postale , che nulla può garantire sulla libertà e sulla segretezza dell’elettore effettivamente designato, è quella che prevede l’abolizione del voto per corrispondenza e l’istituzione sostitutiva di appositi seggi presso i consolati . Anche in questo caso, però i problemi non verrebbero equamente distribuiti tra tutti i connazionali esteri, costringendo alcuni, a differenza di altri, a dover compiere per votare spostamenti scomodi e molto lunghi.

Numerosi dubbi sono poi riservati alla costatazione che gli elettori italiani all’estero non votano , come in molti altri Paesi, per candidati nazionali , bensì vengono riservati loro veri e propri collegi nei quali sono chiamati a risiedere gli aspiranti parlamentari . Le ripartizioni hanno poi larghezze a dir poco “cosmiche” : quella europea si estende da Gibilterra alla Groenlandia, da Vladivostok a Sant’Elena, dalla Polinesia francese alle Bermuda ; quella intercontinentale invece annovera Africa, Asia, Oceania e perfino Antartide .

Un eventuale eligendo che volesse incontrare di persona i propri potenziali votanti , prevedendo le norme elettorali per l’estero il sistema delle preferenze , incorrerebbe in una campagna di portata planetaria , indubbiamente fuori misura. Le ripartizioni , presumendo l’assegnazione di un seggio a ciascuna , determinano inoltre uno scenario quanto mai paradossale: è infatti un solo senatore a rappresentare i 200 mila residenti nel collegio intercontinentale , e invero soltanto due sono quelli predisposti per gli oltre 2 milioni e 300 mila europei .

Già ai tempi delle precedenti elezioni la prova del sistema di voto estero , già alla sua seconda edizione, si rivelò fallimentare ; da allora le proposte normative di riforma si sono accresciute, toccando unilateralmente vari orientamenti politici . La terminale legislatura, tuttavia, si è conclusa senza che nessun comma abbia subìto modifiche. Quest’anno arriva, dunque, la riconferma che lo stato delle cose deve assolutamente cambiare . Tre “collaudi”di voto infelici non sono forse abbastanza?

Sono nata l’11 febbraio 1988 a Cesena, città nella quale oggi vivo. Dopo la laurea triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università di Bologna nel 2010, con una tesi sperimentale sul giornalismo d’inchiesta, ho conseguito la specializzazione i… Continua a leggere

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