Dall’acquisizione di WhatsApp da parte di Facebook nel 2014 era prevedibile lo sviluppo di una precisa strategia volta al rafforzamento reciproco delle due società, formalmente risultanti come soggetti giuridici differenti, e allo sfruttamento delle numerose potenzialità date dalla condivisione di dati.
Il segnale di un preciso allineamento tattico è comparso lo scorso 25 agosto quando sono state modificate le policy relative all’utilizzo di WhatsApp e sono state comunicate agli utenti. Le modalità scelte per raccogliere il consenso degli iscritti a WhatsApp appaiono , quantomeno, ambigue.
In pratica, le alternative attualmente concesse per tutelare la tua privacy e quella dei tuoi contatti avrebbero tutte come conseguenza l’impossibilità di poter fruire del servizio offerto da WhatsApp.
Antonello Soro, Presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, ha avviato un’istruttoria su WhatsApp a seguito della modifica delle policy in materia di privacy.
I punti che dovranno essere chiariti riguardano il tipo di informazioni che verranno trasmesse a Facebook, le modalità attraverso le quali è stato acquisito il consenso degli utenti, come si intende garantire il loro diritto di opposizione e il rispetto del principio di finalità.
Il sospetto che sembra avere Soro è che possano essere condivisi anche i contatti di persone che non utilizzano Facebook e WhatsApp e che, per il solo fatto di essere presenti nella rubrica di altri utenti, potrebbero essere oggetto di strategie di marketing.
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Si è già espressa l’Autorità per la tutela della privacy che ha sede ad Amburgo chiedendo la cancellazione di ogni dato che , tramite WhatsApp, sia già stato acquisito da Facebook. L’intervento è significativo poiché, avendo la società statunitense una sede di elaborazione dei dati proprio ad Amburgo, potrebbero essere inflitte significative multe in caso di mancata esecuzione del provvedimento.
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